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Il cluster marittimo portuale della Puglia ha avviato il confronto per la creazione del sistema logistico e portuale pugliese

foto2Si è tenuto mercoledì 5 novembre, presso il Terminal Crociere del Porto di Bari, alla presenza di una nutrita rappresentanza di operatori e componenti dei Comitati portuali di Bari, Brindisi e Taranto, del mondo dell’università, del sindacato, delle organizzazioni datoriali, l’incontro sul tema “Verso il Sistema Portuale e Logistico Pugliese” organizzato dall’Autorità Portuale del Levante. 

Si è trattato di un importante momento di informazioni e di confronto su un argomento di grande attualità qual è quello della riforma della portualità italiana come disegnata dal Piano strategico nazionale della portualità e della logistica approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri nello scorso mese di agosto.

Una specie di “prima regionale” per la Puglia - come ha dichiarato il Segretario Generale dell’Autorità Portuale del Levante Mario Mega nell’intervento introduttivo della giornata - di quei tavoli di consultazione dei portatori di interesse che le future Autorità di Sistema Portuale e le Direzioni Portuali dovranno attivare, proprio seguendo le previsioni della nuova riforma ed in linea con gli strumenti di gestione partecipata promossi dall’Unione Europea, per discutere delle strategie e dei problemi del settore fornendo ai Comitati di gestione spunti, riflessioni, pareri e valutazioni indispensabili per una governance moderna ed efficace.

Nel messaggio di saluto il Commissario straordinario dell’Autorità Portuale del Levante Francesco Mariani, nel ricordare le principali novità di una riforma che ha giudicato certamente utile per superare la fase di stallo in cui si trovano i porti italiani, riferendosi all’anticipazione fornita dal Ministro Delrio circa la creazione di un’unica Autorità di Sistema Portuale regionale ha giudicato più che condivisibile tale iniziativa che consentirà alla Puglia di presentarsi “come un’unica banchina, amministrata in base ad indirizzi strategici e scelte infrastrutturali unitarie e condivise, orientate ai mercati e non a logiche localistiche, che sono indispensabili per competere con le nuove sfide del mercato globale”.

Mariani, a buon diritto, ha ricordato come l’Autorità Portuale di Bari sia stata anticipatrice della visione sistemica della portualità italiana con la creazione del network dei Porti del Levante già nel 2007 ed ha invitato la Politica regionale a volare alto, abbandonando le logiche di campanile e cogliendo l’opportunità fornita dalla nuova riforma di creare rapidamente un sistema portuale moderno a supporto dello sviluppo dell’intero territorio regionale.

Dello stesso tono l’altro intervento di saluto. Il Comandante del Porto di Bari e Direttore marittimo della Puglia e delle Basilicata Ionica, Ammiraglio Ispettore Domenico De Michele ha parlato della riforma come di un processo assolutamente necessario e positivo, che le Capitanerie di porto supporteranno con convinzione, perché - ha detto – si adatta perfettamente alla portualità italiana anche se a suo parere sarebbe vantaggioso sfruttare l’organizzazione già su scala regionale del Corpo per supportare il Comitato di gestione della futura Autorità di Sistema Portuale.

Il Prof. Federico Pirro, docente di storia dell’Industria presso l’ateneo barese, stimato commentatore e pubblicista con numerose monografie sul Mezzogiorno, ha quindi illustrato i passaggi principali dello studio “ Il sistema portuale dell’Autorità Portuale del Levante al servizio del grande bacino produttivo della Puglia centrosettentrionale e della Basilicata orientale”, da lui condotto negli scorsi mesi e facente parte del P.O.T. 2014-2016, strumento di indirizzo strategico dell’Autorità Portuale del Levante. Nella relazione ha richiamato all’attenzione della platea sul profilo geo-economico della regione, sulla natura e vitalità del tessuto industriale a cavallo dell’area ionica e lucana e del suo rilevante potenziale ruolo di area-cerniera nel Mediterraneo fra i crescenti traffici di uomini e merci provenienti dall’Europa dell’Est, dal Medio Oriente e, tramite il raddoppio del Canale di Suez, dall’Estremo Oriente, in direzione dell’Europa comunitaria, degli Stati Uniti e dell’America Latina. In particolare Pirro ha illustrato come lo scalo portuale di Bari, per la sua posizione geografica e per i caratteri produttivi multisettoriali del vasto hinterland interregionale che gli gravita intorno, presenti rilevanti potenzialità come polo di esportazioni via mare e come centro di sbarco di materie prime e semilavorati per il vasto apparato manifatturiero delle aree vicine.

L’incontro è stato anche l’occasione per la presentazione del 5° rapporto annuale della società SMR Studi e Ricerche per il Mezzogiorno nata nel 2006, per iniziativa di un pool di istituti e fondazioni bancarie facenti capo al Gruppo Intesa San Paolo, con l’obiettivo di assicurare nel Mezzogiorno la presenza di un presidio di cultura economica a servizio dello sviluppo del territorio. Ad illustrane i contenuti, il responsabile del settore ricerca, Dott.Alessandro Panaro che ha disegnato la mappa dei grandi bacini produttivi del Mediterraneo e delle piattaforme logistiche a loro servizio con uno specifico focus sul posizionamento dei porti italiani rispetto alla globalità della gestione dei traffici marittimi che lo attraversano e con gli scenari di crescita e sviluppo conseguenti alla recente ultimazione del raddoppio del Canale di Suez.

A conclusione degli interventi tecnici, il contributo più atteso, quello del Dott.Ivano Russo, Consigliere particolare del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e coordinatore del gruppo di lavoro che ha curato la stesura del Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica ed attualmente impegnato nella difficile fase della sua attuazione.

foto1Russo ha descritto lo stato della portualità italiana ed i punti principali della riforma che è nata per ridare competitività al sistema portuale italiano e consentirgli di uscire dall’isolamento e marginalità, rispetto ai competitor non solo nord europei ma anche della zona sud del Mediterraneo. Per le regioni meridionali, tra cui la Puglia, si è soffermato sull’importanza della creazione delle Aree Logistiche Integrate che costituiranno lo strumento con cui le Autorità di Sistema, secondo le previsioni dell’Accordo di partenariato già sottoscritto dal Governo italiano con l’Unione Europea per la gestione dei fondi della prossima cooperazione comunitaria, potranno intervenire per sostenere la crescita di un sistema logistico e portuale integrato e competitivo. In Puglia ha ricordato come sia prevista la creazione di un Sistema Portuale Regionale unico, amministrato da un’unica Autorità di Sistema Portuale, e come non si vedano soluzioni differenti che siano altrettanto efficaci per assicurare la costruzione di un’offerta di servizi competitiva e proponibile ai mercati.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - ha ricordato Russo - ha avviato da tempo degli studi sui singoli scali italiani e che la riforma, quindi, risulta basata su dati oggettivi che hanno fatto emergere l’assoluta inadeguatezza dell’attuale sistema di gestione, troppo autoreferenziale e scarsamente integrato, soprattutto se confrontato con quelli dei Paesi Europei e del Mediterraneo che sono i competitor dell’Italia. Ha raccontato come, tappa per tappa, i singoli porti siano stati analizzati, di come sia stata valutata la loro posizione rispetto ai competitori internazionali, la capacità, i piani regolatori portuali, i piani operativi triennali e dei risultati della comparazione tra il sistema logistico-portuale nazionale contenuto nel progetto di riforma e l’analisi della competitività all’interno del sistema portuale europeo.

“Non siamo competitivi sugli spazi – ha detto Russo mettendo a paragone il sistema portuale italiano con quello di altri ambiti geografici internazionali – e neanche siamo competitivi sul costo del lavoro, ma dalla nostra abbiamo l’intelligenza logistica.” E a questo proposito ha menzionato le recenti esperienze del pre-clearing e dei corridoi doganali protetti e di come queste buone prassi consentano ad alcuni porti italiani, con spazi ed ambiti molto limitati, di essere di diritto nella classifica delle best practices mondiali in termini di efficienza.

La disponibilità di avanzate tecnologie informatiche per la gestione dei processi autorizzativi sulle merci è una delle principali richieste che fanno gli operatori internazionali. In relazione a ciò è impossibile che solo alcuni porti italiani abbiano dei Port Community System efficienti e moderni segnalando un’arretratezza che va rapidamente superata anche perché non comporta impegno di chissà quali risorse. L’entità degli investimenti necessari in questo settore, infatti, sono abbastanza ridotti rispetto a quelli degli interventi infrastrutturali, addirittura in alcuni casi prossimi allo zero, ma possono contribuire in modo concreto ad accrescere e migliorare la capacità produttiva degli scali, velocizzando tutti i cicli operativi e accelerando lo svuotamento dei piazzali”.

L’economia del Mare – ha concluso il Consigliere del Ministro – è l’architrave del nostro sistema produttivo e la riforma è fondamentale per rilanciare l’economia del mare e per sostenere chi vive dell’economia del mare. La riforma sarà attuata con rigore e metodo ed i futuri Presidenti delle Autorità di Sistema Portuale saranno uomini dello Stato, con particolari competenze ed esperienze nel settore, che saranno chiamati a produrre risultati in termini di efficienza e razionalizzazione dei sistemi logistici e portuali.

Numerose sono state le domande poste al termine delle relazioni da parte degli intervenuti che hanno consentito di approfondire ulteriori aspetti della riforma soprattutto in ordine al ruolo e futuro dei porti regionali che non rientrano nelle circoscrizioni delle Autorità Portuali ed alle forme di coinvolgimento degli operatori nella gestione delle Autorità di Sistema per effetto della soppressione dei Comitati Portuali.

A chiusura dei lavori il Commissario dell’Autorità Portuale del Levante Francesco Mariani ha ribadito la soddisfazione per la riuscita dell’incontro che ha consentito di avere dettagli e chiarimenti sulla riforma direttamente da chi sta operando nel ministero in una logica di confronto dove i contenuti hanno prevalso sugli slogan e sulla contrapposizione di principio. Un buon auspicio per il futuro con la consapevolezza che, soprattutto per la Puglia, la riforma consentirà la creazione di un sistema portuale regionale integrato dove le Direzioni portuali di Bari, di Brindisi e di Taranto, che nasceranno utilizzando le attuali organizzazioni delle rispettive Autorità Portuali, ben potranno proseguire il loro attuale lavoro di amministrazione e gestione dei porti delle rispettive circoscrizioni nell’ambito di una strategia e supervisione unitaria assicurata dall’Autorità di Sistema Portuale regionale in raccordo con le altre realtà nazionali e sotto la guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che assicurerà l’unicità della politica portuale nazionale.