I dragaggi sono attività ecosostenibili? Dipende!
Inviato da: Mario Mega
il 06 Giu 2010
Venerdì scorso, su cortese invito del Dirigente Scolastico del Liceo Scientifico Fermi di Bari, ho partecipato ad una bella iniziativa per la presentazione dei progetti PON realizzati dagli alunni di quella scuola durante l'anno scolastico in via di ultimazione.
La ragione dell'invito è l'aver rappresentato come Autorità Portuale, nel progetto "Nuovo imperativo ecologico", uno dei momenti di approfondimento con particolare riferimento al ruolo che il nostro ente svolge a supporto del turismo.
Il percorso raccontato dai ragazzi con i prodotti multimediali realizzati si è sviluppato cercando le interrelazioni tra lo sviluppo a sostegno dell'economia turistica e la difesa dell'ambiente alla ricerca di un giusto equilibrio tra sostenibilità e progresso.
Proprio con riguardo a questo punto di vista mi è tornata alla mente una riflessione che avevo posto all'attenzione dei ragazzi durante l'incontro con loro: una delle nostre missioni è cercare di favorire lo sviluppo del territorio favorendo la mobilità delle persone.
Ma viene percepito questo nostro impegno dall'esterno? Vi è consapevolezza di cosa rappresenta un "porto" per il suo territorio?
La sensazione che si ha è che tutto ciò sia molto più evidente per chi il porto non c'è l'ha o per chi vorrebbere vederlo con ben maggiori volumi di traffico. Per molti Baresi, invece, sembra, almeno a volte, che il Porto sia più un problema che una ricchezza, un guaio e non un'opportunità. Questo soprattutto quando si parla del porto come distruttore dell'ambiente per la "pretesa" di ampliare banchine e piazzali.
Quando si parla di turismo, però, ecco che si ritorna "bravi" perchè le centinaia di migliaia di crocieristi che scalano a Bari sono ricchezza ed opportunità per tutti. E tutti a sostenere che il Porto deve fare sempre di più perchè il traffico non vada altrove, costi quel che costi.
Ma tutto ciò non può non far nascere una domanda: è più ecosostenibile allargare una banchina ed approfondire fondali per consentire l'arrivo di navi da crociera sempre più grandi piuttosto che farlo per consentire l'ormeggio di navi con le merci? Ma l'ecosostenibilità di un'infrastruttura è connessa all'impatto dell'opera stessa sull'ambiente o alla sua utilizzazione? In soldoni: una banchina è sostenibile se è destinata ai crocieristi mentre diventa una bruttura se serve per i TIR? Ma se è così, siamo certi di essere sulla giusta strada?

scritto da Giovanna Visco, 16 giugno 2010
I nostri luoghi, che siano scavi archeologici, piccoli borghi o centri storici, musei, chiese, ristoranti tipici, parchi naturali, non sono fatti per ricevere l’arrivo contemporaneo di migliaia di visitatori al giorno, ogni giorno, prodotti dalle esigenze del round trip schedulato delle navi che consentono uno scalo nel porto solo di poche ore e sempre nelle medesime fasce orarie, provocando una forte ondata di persone e di bus GT (approssimativamente, l’ormeggio contemporaneo di 4 meganavi da crociera come avviene molti porti, corrisponde a circa 20.000 persone (pax e equipaggi) nel porto, che poi si moltiplicano per effetto della movimentazione). Andrebbe anche fatta una riflessione sulle emissioni che le grandi navi da crociera necessariamente producono nei porti a ridosso dei centri urbani, soprattutto per il condizionamento degli ambienti a bordo, quando i porti non sono attrezzati, come in Italia, a fornire energia da terra, su cui forse sarebbe più utile per tutti riflettere operativamente piuttosto che attenzionarci per aumentare la capacità di banchina delle crociere.
Mi rendo conto dell’impopolarità di ciò che penso, ma troppi calpestii come le reazioni chimiche e termodinamiche prodotta dal sovraffollmento in ambienti chiusi, tutti in una volta ed a cadenza giornaliera regolare compromettono nel tempo nemmeno troppo lento, la conservazione di ciò che abbiamo e che ha un alto, se non inestimabile, valore culturale, economico e turistico. Piuttosto che cedere a logiche quantitative scollegate dalle reali capacità ricettive dei territori serviti dai nostri porti, perchè non pensare a sistemi di razionalizzazione e selezione degli arrivi delle navi da crociera, basati su criteri trasparenti e uguali per tutte le compagnie?
L’offerta della qualità e di stati conservativi dei luoghi soddisfacenti sia per chi ci vive stabilmente e sia per chi vi è visitatore seppur per poche ore, è l’unico vero modo perché il turismo sia industria che crei ricchezza ed occupazione stabili, per tutto l’anno e per le generazioni che seguiranno la nostre. Razionalizzare gli arrivi della navi da crociera selezionandoli, significa anche sostenere i prezzi di servizi turistici e prestazioni, non per ragioni speculative, ma perché qualità, legalità (lavoro dichiarato e retribuito in base ai contratti di lavoro di categoria) e sicurezza hanno una soglia di costo al di sotto della quale non è possibile garantirli. In altre parole, significa evitare che lo standard qualititativo e di sicurezza dei servizi e del lavoro si abbassi per le richieste sempre più pressanti delle compagnie di pagare il meno possibile i pacchetti turistici rivenduti da loro stessi a bordo delle navi, incoraggiando una concorrenza sleale tra gli operatori incoming. Il turismo è un settore economico complesso e delicato allo stesso tempo, le crociere ne sono una voce che come tale va considerata e coltivata, ma sempre con equilibrio e senso della misura perché non diventi un boomerang.
scritto da Mario Sommariva, 13 giugno 2010




